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John Mayer – The Search for Everything

Gli appunti di SpinnIt – John Mayer

The Search for Everything

Mr. John Clayton Mayer, Bridgeport, Connecticut, 1977.

Chiamatelo Pop Star, Blues Man, donnaiolo o come vi pare. Questo signore è semplicemente uno dei musicisti più influenti degli ultimi 20 anni. Nome forse un po’ sconosciuto nel panorama Italiano ma che vanta una carriera di successi internazionali, 7 Grammy Awards, 20 milioni di album venduti, 7 album in studio, 7 album live ed infine collaborazioni da urlo, da BB King, Eric Clapton, Gary Clark Jr e Doyle Bramhall II, fino a Taylor Swift e Katy Perry.

Considerato un pilastro del mondo della chitarra e delle copertine di Rolling Stones, dal 2001 regala perle di infinta classe senza mai scadere nel banale e soprattutto sperimentando album dopo album concetti e idee di musica “fotosupergigafighissima”.

The Search for Everything (2017), Columbia Records

The Search For Everything è l’ultima perla del buon vecchio John. Per L’ennesima volta il Don Giovanni di Bridgeport stupisce il pubblico con una nuova sperimentazione musicale, arrangiamenti ricercati e virtuosi che risultano straordinariamente semplici, testi di facile comprensione ma scritti con la maturità di un ragazzo che sta diventando uomo. John si è tolto il cappello da cowboy, il poncho e come per magia si è trasformato in una fusione di tutti i mille volti che negli anni hanno caratterizzato il suo sound.

Maturità. È senz’altro la parola chiave che funge da collante in questo album. John dimostra una maturità disarmante nella scrittura, nella composizione, nella produzione, nella ricerca del suono. Sarebbe anche difficile definire questo album senza la minima conoscenza dell’artista o delle ispirazioni che hanno portato alla scrittura di questo album. Per i palati fini potremmo definirlo un album a metà fra D’Angelo, il John Mayer di Continuum, Marvin Gaye e Bill Withers.

Alcune canzoni mettono in risalto la lirica di Mayer senza mai sfociare però nel Bob Dylan mood che francamente ha un po’ rotto i coglioni; altre risaltano la tecnica musicale senza cadere nel virtuosismo sterile, che anche quello ha rotto un pò i coglioni ; il tutto condito con l’incredibile gusto chitarristico di John, sfrontato, tagliente, perfetto e dalla sua voce sempre più calda che si presta al lancio delle mutandine.

Top Songs

  • Still Feel Like Your Man – canzone che si auto-alimenta su un riff di chitarra composto da due accordi di quarta e un giusto due accenni di pentatonica minore. Singolo dell’album. Estremamente moderno all’ascolto, batteria elettronica (suonata) ritornello che entra in testa, arrangiamento devastante. Anche perché se hai Pino Palladino e Steve Jordan a suonare per te… sexy.
  • Helpless – molto più cruda e suonata. Un rock leggero all’ascolto. Struttura da singolo, testo brillante, tanto passione e soprattutto assoli da paura! Stevie Ray Vaughan 2.0.
  • Moving on and Getting Over – forse la perla del disco. Ritmica, fa muovere la testa a tempo. Fresca e orecchiabile è il pezzo che meglio sintetizza l’idea sonora di questo John. Mix di funk, blues e R&B. Già il cappello.
  • Rosie la più antica fra le tracce, batteria suonata, groove anni ’70 alla Bill Withers e testo che descrive in maniera semplice e geniale la classica lite con la tipa che ti lascia davanti il portone senza farti entrare in casa. Da sottolineare la tamarrissima presenza dei fiati suonati in maniera stupefacente da Gary Grant, Chuck Findley e Andy Martin. Apri ‘sta porta!
  • You’re Gonna Live Forever in Me – sinceramente non mi fa impazzire, ma senza dubbio è la ballata dell’album. E anche se mi ricorda un po’ hai un amico in me di Toy Story, a tanti piace quindi per forza di cose va inserita. Lacrimuccia.

Insomma andatevi ad ascoltare questo disco perché merita. Suonato da i migliori musicisti in circolazione, cantato e schitarrato da un genio assoluto della musica contemporanea. Nessu’altra chiacchiera, semplicemente John Mayer.

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