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The Unknown Pleasure: Ghemon- Dopo la Mezzanotte, finalmente l’alba.

Esistono alcuni artisti che riescono a parlarti con una confidenza e una semplicità tale da darti l’impressione di avere una conversazione con un vecchio amico.

Sicuramente Ghemon rientra in questa categoria a mani basse.

Era dal 2017, anno in cui usciva l’album “Mezzanotte”, che i fan dell’artista di Avellino aspettavano un suo nuovo lavoro.

Grazie a “Un Temporale”, primo singolo estratto da “Mezzanotte” e brano per me più significativo di quel disco, è iniziato un processo grazie al quale il nostro artista è riuscito a mettersi in luce anche con il grande pubblico italiano.

Processo che è stato poi sicuramente portato a termine dal brano “Rose Viola”, con cui ha partecipato a Sanremo 2019 e che ha avuto una forte risonanza tra le radio Italiane.

Un brano dalle tinte singolari, estremamente curato, a tratti commovente, a tratti elegantissimo, il cui testo scritto al femminile, analizza un amore tossico.

Nonostante sia riuscito a farsi notare dal grande pubblicosoltanto negli ultimi tre anni, la storia di Giovanni Luca Picariello, in arte Ghemon, inizia nel 2007 quando pubblica il suo primo disco intitolato “La Rivincita Dei Buoni”.

La sua carriera artistica inizia come rapper, ma pian piano riesce a creare una formula del tutto innovativa per il panorama italiano nella quale unisce cantautorato, una voce dalle tinte soul e il flow tagliente che lo ha caratterizzato sin dagli inizi. È un’artista che non ha mai avuto paura di mettersi in gioco rinnovandosi e scoprendo nuovi lati di sé.

Anticipato dai singoli “Questioni Di Principio” e “In Un Certo Qual Modo”, il 24 aprile scorso, è finalmente uscito il suo nuovo disco “Scritto Nelle Stelle”.

Inizialmente la release era stata programmata per il 20 marzo poi posticipata a causa dell’emergenza sanitaria mondiale che stiamo vivendo.

Se con “Mezzanotte” Ghemon voleva affrontare il demone della depressione, in questo ultimo lavoro si avverte una tranquillità maggiore, con atmosfere a tratti più spensierate ma comunque sempre riflessive. Pensiamo ad esempio alla seconda traccia “In Un Certo Qual Modo” dove Gianluca si descrive in maniera diretta senza troppe metafore, parla di sé e della felicità ritrovata in una donna. Un pezzo inusuale, che miscela house e funk con le tinte soul della sua voce.

E’ da notare come, rispetto a “Mezzanotte”, sia stata fatta una ricerca sonora diversa.

Fortissimi ancora i richiami al neo-soul e alla black music in generale, ma il tutto viene rivisitato in una chiave diversa, aggiungendo sfumature che impreziosiscono la scrittura del nostro artista.

Anche in questo caso la produzione artistica è affidata a Tommaso Colliva, già produttore e fondatore dei Calibro 35. I due artisti si sono poi circondati di un team di producers che hanno contribuito all’ unicità del sound di questo lavoro.

Importante, mettere in luce, la presenza di due collaborazioni di spessore con l’ex Sottotono, Big Fish.

Le due tracce in questione sono “Due Settimane” e “Cosa Resta Di Noi”. La prima in particolare è un pezzo trascinante che strizza l’occhio agli anni 80, tappeti di sintetizzatori elegantissimi, un basso che fa da padrone e un ritornello che ti si attacca addosso.

Un brano che narra di fatti di vita quotidiana, senza però risultare mai banale.

A livello di scrittura in questo disco Gianluca ha trovato un equilibrio perfetto, tra il Ghemon rapper degli inizi e il cantautorato-soul di Mezzanotte.

Ritengo che la più alta dimostrazione di ciò sia il brano “K.O.” dove un riff di chitarra, che rimanda molto al sound dei Black Pumas, fa da padrone e il flow di un Ghemon più maturo, scorre tagliente senza però tralasciare di stupire con intermezzi melodici. Notevole la duttilità vocale raggiunta da questo artista, che sembra non aver niente da invidiare a cantanti soul d’oltre oceano.

Una traccia a cui dobbiamo prestare particolare attenzione è sicuramente la bellissimaQuestioni Di Principio”. La considero un po’ l’anello di congiunzione tra il disco precedente e quest’ultimo lavoro.

Prodotta da Sup Nasa, ci troviamo di fronte a poco meno di quattro minuti di viaggio all’interno del Ghemon post-Mezzanotte.

Un racconto schietto, in cui narra della calma ritrovata e della completa accettazione di sé.

Una voce morbida ed espressiva quella di Ghemon che si poggia facilmente su questo brano senza troppe pretese arrivando direttamente nel profondo dell’ascoltatore.

Probabilmente questa è la traccia che preferisco di tutto il disco.

In generale questo è un album eterogeneo, variegato dove però ogni brano è connesso agli altri in maniera solida e calibrata.

Un racconto degli ultimi tre anni di vita vissuta da questo artista, che ormai quasi quarantenne dimostra di aver preso coscienza di sé e di aver maturato uno spessore artistico notevole.

Ritengo che questo disco stia facendo e farà molto bene.

Gianluca con la sua onestà artistica ha colto nuovamente nel segno e sono sicuro che anche in futuro Ghemon non smetterà di stupirci.

-F.L.

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