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Idris Ackamoor – Shaman!

Come promesso, dopo averci lavorato qualche giorno, sono pronto a parlare dell’ultimo album di Idris Ackamoor & The Pyramids: Shaman!
Naturalmente: I Might Be Wrong.

Allora, parto dal presupposto che nel momento in cui ho ricevuto l’album da Strut Records per scriverci su qualcosa ero in piena fittonata da Cosmic Jazz. E lo sono ancora. Nonostante questo, comunque, ho cercato di ascoltarlo mettendo da parte il fanboy di Idris che è in me. E l’ho fatto in nome dell’onestà intellettuale che da sempre caratterizza SpinnIt… ma quando mai.

Eppure, sapete cosa c’è, che fanboy o meno, ho apprezzato tantissimo Shaman! perchè, piccolo spoiler, è un album bellissimo!

Vado con ordine. Come avevo già brevemente spiegato nel podcast e nell’articolo sul cosmic jazz, Idris è senza dubbio una personalità fortissima, che ha saputo plasmare il genere a partire dagli anni ’70 grazie a continue sperimentazioni condite da viaggi in giro per l’Africa e tantissime collaborazioni.

Nonostante questo, però, Ackamoor va inserito a tutti gli effetti nella schiera dei nuovi jazzisti cosmici. La sua carriera, infatti, è ripresa effettivamente nel 2016: in questi anni Idris con il suo storico gruppo The Pyramids ha pubblicato 3 album.

Shaman!, infatti, è l’ultimo in ordine di tempo e segue An Angel Fell e We Be All Africans. Entrambi acclamati dalla critica e, pur nella nicchia del genere, veri successi. Una roba non da tutti pubblicare 3 album del genere nell’arco di 4 anni, tra l’altro.

Ma torniamo a noi. Shaman! è possibilmente l’album più ambizioso di questa seconda vita musicale di Ackamoor. Direi anche quello più complesso e variegato nei temi e nello stile. Si tratta, infatti, di una vera e propria suite divisa in 4 atti in cui Idris – accompagnato da musicisti di tutto rispetto come Sandra Poindexter e Margaux Simmons, per citarne due – affronta temi quali misticismo, morte, vita e salvezza.
Una evoluzione – anche se questo dipende dai punti di vista – in quanto a tematiche rispetto al più politico e sociale An Angel Fell. Sicuramente un cambiamento che risulta anche dal punto di vista musicale.

Infatti, nonostante rimangano molte delle caratteristiche jazz tipiche di Idris – come nella bellissima The Last Salve Ship – in Shaman! queste sono in qualche modo ammorbidite e combinate con altri generi in maniera differente rispetto al passato. Ad esempio, tralasciando l’ovvio riferimento in Tango of Love, tutto il disco è puntellato in qua e là di riferimenti alla musica latino-americana. Latin jazz, s’intende.

Non mancano, poi, svolte più attuali e vicine all’hip hop e alla nuova scena jazz portata avanti da Kamasi Washington, Kokoroko ed Ezra Colletive, per citarne alcuni. Un esempio è il singolo When Will I See You Again? già protagonista del Podcast.

Dunque, i suoni, come dicevo, sono generalmente più caldi e meno taglienti, acidi, rispetto al passato. Proprio il sax di Idris è più soffice e meno spaziale, a tratti. E non lo dico con amarezza o con una connotazione negativa.
Anzi, il fatto che un artista come lui riesca comunque ad innovarsi, ad uscire dai propri canoni, è una cosa bellissima e che apprezzo tanto. Ricordate la storia di non farsi trovare dove gli altri ti aspettano, no?

Shaman! è un album più legato al “inner space of our souls and our conscience”, per citare lo stesso Idris. Un album che, a mio modo di vedere si allontana per forza di cose dallo spazio, in quanto molto più terreno. E questo cambiamento, anzi questo spostamento di focus, lo si nota benissimo ascoltandolo: perché tutti i suoni, i ritmi, gli svarioni anche, tipici del cosmic jazz – quelli che effettivamente ci facevano volare nello spazio profondo – sono adesso attenuati, sempre presenti ma più leggeri. E lasciano spazio – giustamente! – ad altro, dando vita ad un album introspettivo, profondo e bellissimo, che ci fa volare ma all’interno di noi stessi. Ed è proprio questo l’aspetto che più mi ha colpito di Shaman!

In conclusione, Shaman! è sicuramente un album che merita di essere ascoltato, approfondito e acquistato in vinile. Un disco che rappresenta uno dei picchi più alti di un artista che, dopo aver esplorato lo spazio cosmico più profondo, passa ad esplorare la spazio più profondo ma di ognuno di noi.

Uscirà il 7 agosto, lo potete preordinare qui.
Nel frattempo ascoltatevi i tre singoli usciti: li trovate nella nostra playlist.

Peace!

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