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The Day I Tried To Live – Note di presentazione

Pensando al mio primo contatto con la musica la mente mi ripropone una serie d’immagini sfocate, spezzoni di video musicali e altre sfumature che non so precisamente decifrare.

Quando si è piccoli, il cervello registra così tante cose ma, procedendo per indagini interiori e con qualche aiutino da casa, posso affermare che il mio “imprinting “ è avvenuto quasi sicuramente dai 5 anni in poi. Il legame che ora so di avere, l’ho capito anni dopo interfacciandomi alla vita in tutte le sue sfaccettature quotidiane.

 È arrivata davvero, nel momento in cui ho cominciato a sentirmi inadeguata. Fuori luogo rispetto alle altre ragazze e troppo poco interessante per i ragazzi che mi piacevano. Per le persone sono sempre stata troppo, con accezione negativa: troppo sensibile, troppo seria, troppo pensierosa.  Cose adolescenziali penserete, ma quella costante è diventata una parte di me che ha permesso alla musica di entrarmi dentro in maniera viscerale, per farmi capire che in realtà potevo non essere sola in questo sentimento, che c’era qualcuno a capirmi. Gli anni dalle medie al liceo sono stati quelli in cui la depressione mi ha presa a due mani e mi ha portata con sé per poi lasciarmi non moltissimi anni fa. Questo ultimo dettaglio è stato decisivo per la formazione di questo legame. Sembra un contro senso, ma mentre attraversavo determinate fasi psicologiche e fisiche, l’unico appiglio era sentire una canzone ad occhi chiusi, rannicchiata su me stessa reggendomi forte. E solo ora mi è chiaro che non ero sola, ma quando sei chiusa in una bolla non te ne rendi conto.

Il primo vero  richiamo che ho avuto è ascoltando brani come Jeremy dei Pearl Jam, Black Hole Sun  dei Soundgarden e All Apologies  dei Nirvana (e ovviamente loro tre sono i primi di una lunga serie di scoperte). Il silenzio in cui mi ero chiusa mi aveva permesso di attivare le percezioni più profonde e riconoscermi totalmente nei suoni, nell’atmosfera. È stato spiazzante e rassicurante allo stesso tempo, un po’  come guardarsi allo specchio, ma ero troppo piccola per capirne il motivo. È bastato poco per sentirsi al sicuro e capire che tutte le mie fragilità e i segreti più oscuri potevano esistere senza dovermi più nascondere. La mia anima non sarebbe più stata incustodita. La vita è fatta d’incontri, che sia tra anime o tra persone in forma fisica, e da quei primi ascolti rivelatori mi sono appassionata sempre di più fino a creare un legame strettamente personale e spirituale con la musica e il genere in cui mi sono riconosciuta di più: il grunge. A volte ripercorro quegli anni pur non essendoci mai stata. Non ero nemmeno nata, pensandoci.

Non ci sono mai stata eppure mi sembra di aver fatto tutto quanto, di averli conosciuti così bene. Non ho mai incontrato nessuno di loro personalmente, ma loro sembrano sapere tutto di me.

Scene  dal video di Jeremy dei Pearl Jam. Diretto da Mark Pellington, 1992.
Immagine tratta dal  video di Black Hole Sun dei Soundgarden. 1994.
Immagine  dal video dell’esibizione dei Nirvana di All Apologies a MTV Unplugged, 1993.

Così alla domanda “che cos’è per te la musica?” posso dire con tutta me stessa che è un rifugio, un luogo sicuro e immaginario; comprensione delle frequenze più profonde di noi stessi e degli altri.

Dopo questa introduzione, il motivo per il quale ho scelto the day i tried to live come titolo della mia rubrica non è più un mistero, ma vorrei comunque soffermarmi sulla ragione esatta per la quale è stato scelto. The Day I Tried to Live, come molti di voi sapranno, è il secondo singolo estratto dal celebre album dei Soundgarden Superunknown del 1994 e, oltre ad essere uno dei brani al quale sono più affezionata in assoluto (insieme a fell on black days), trovo che racchiuda in tutte le sue forme il mio modo di sentire e concepire la musica: una ragione per sentirsi vivi. E per quanto il brano forse volesse discutere il contrario, ci ho sempre visto un motivo di resistenza, quasi di ribellione verso quelle dinamiche che possono rendere la vita di una persona difficili da vivere. In mezzo alla lacerazione, alla fatica, c’è sempre stata una forza nascosta che ho sempre colto come un consiglio: uno scrigno che aspettava di essere aperto.

The Day I Tried To Live è il giorno in cui ho capito che tutto ciò che mi faceva sentire diversa sarebbe diventata la mia forza e non la mia debolezza come volevano farmi credere. Così ho cominciato a vivere, o forse ci ho sempre solo provato.

Immagine dal video di The Day I Tried To Live, 1994.

Ciò che mi piacerebbe fare con questa rubrica è percorrere un viaggio emotivo attraverso storie, racconti e immagini. Come un romanzo, come un film, in cui, però, la scelta è di chi legge. Perché ci si può perdere fra le parole, come fra le note di una canzone. Che sia cantata, scritta, o fotografata mi capita spesso d’immergermi con dolcezza in nuovi tragitti, e spero di poter essere in grado di fare lo stesso con chi avrà il piacere di leggermi.

Prima di chiudere questo articolo vorrei infinitamente ringraziare i tre Fra per avermi accolta nella loro famiglia, dimostrando di essere inclusivi in una maniera difficile da immaginare di questi tempi.

Tornerò presto con una nuova storia immaginata.

Ci leggeremo presto,

Martina

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