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GRMLN – ONI

La produzione spasmodica di Yoodoo Park,( in arte GRMLN ) ha dato frutto al suo ultimo album: ONI.

Trattandosi di un’artista con una produzione abbondante, è stato difficile scegliere quale album analizzare, perché la sua identità è molto presente in ogni lavoro prodotto. Proprio per questo inizialmente volevo prendere in considerazione il suo primissimo album EXPLORE  (2012), ma l’ascolto di ONI  mi ha convinta a parlarne proprio per far presente di una crescita e di una coerenza difficile da mantenere con 15 album alle spalle in pochissimo tempo.

Uno dei singoli di questo album è CRUSH, ed è stato proprio l’ascolto ripetitivo di questo brano a convincermi. Il titolo può avere tantissime accezioni diverse, positive o negative che siano (lascio a voi lettori la vostra interpretazione personale). Dalla mia soggettiva percezione, è stata una scossa emotiva: il riassunto di un cortocircuito di emozioni contrastanti. Si è distinta perché l’artista sembra essere più a contatto con la sua vera identità, riconoscendone tutti i difetti  ma evitando di condannarsi.

L’album è composto da 11 brani e sembra non aver un vero e proprio filo conduttore: è la raccolta di tante storie diverse. Magari nemmeno vissute in prima persona: potrebbero essere il racconto di un amico vicino o l’immedesimarsi inconsciamente in una situazione apparentemente lontana.

Citandone alcuni:

In Sorry, I Lost Your Phone emerge un forte senso d’inadeguatezza in cui è facile identificarsi se lo si vive come stato permanente.

“Cause I’m not  good enough for you, and I’m falling behind you”

Certe parole non hanno bisogno di molte spiegazioni.

È un cadere in mille pezzi con la voglia di rimanere lo stesso, anche con la consapevolezza di non essere abbastanza. 

Too Scared To Feel è un brano dai suoni molto grezzi, parla di promesse mai mantenute. Arrendersi davanti a un sentimento che prenderà una forma troppo grande da sopportare.

Western è un altro brano in cui si può intuire un analisi da parte dell’artista verso la propria persona.

Con la sua instabilità, stranezza. Ci sono molti lati del carattere che sappiamo benissimo di poter smussare ma alla fine finiamo per essere inevitabilmente noi stessi.

Where It Is ripercorre un paesaggio immaginario, forse quello che ognuno proietta quando vorremmo rivivere determinati ricordi o frammenti di essi. La voce sussurrata e la melodia dolce permette alla mente di scattare polaroid e di comporre un film emotivo legato strettamente al passato, o a un presente illusorio.

My Town è la descrizione di una serie di dubbi, incertezze. Un circolo vizioso di pensieri che si presentano continuamente, non lasciando via d’uscita. La domande sul futuro che ci aspetta sorgono spontanee immediatamente dopo l’ascolto. (giusto così, per mettere tranquillità).

L’ascolto di quest’album in questo momento così delicato mi ha immediatamente rimandata indietro nel tempo. Il periodo della totale reclusione, dove le giornate sembravano tutte uguali. Ho passato giorni interi davanti la finestra a vedere il sole tramontare per poi calare la sera. La primavera era dietro l’angolo e non l’ho vissuta nemmeno dentro di me. Questi brani mi hanno ricordato di quanto mi sono lasciata trascinare, tante cose non vissute per paura di viverne altre.

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